ANSIETA’ E DEPRESSIONE:
CURARSI CON GLI YAMA, NYAMA
E LA PRATICA DELLO YOGA
Roberto Boschini
C/o Il piccolo Amrit
Via Donizetti, 41
Martina Franca (Taranto)
L’ ansietà e la depressione sono, oggi, il risultato di una serie di idee, atteggiamenti e comportamenti spesso in relazione al modello di vita che la società ci impone.Prendendo in esame delle perone adulte, in buona salute e benestanti, si può vedere come i loro punti di riferimento siano, in realtà, rivolti quasi esclusivamente a ciò che si vuole dimostrare di essere. Questo modo di vivere porta inevitabilmente a spostare l’attenzione ai valori esterni che possano essere visti dalle altre persone, ottenendo un giudizio positivo e continui apprezzamenti. Tutto va bene fino a quando il mondo esteriore, ciò che si possiede, ciò che si dimostra di essere e ciò che si pensa di essere rimane immutato. Nulla però è immutabile! Inevitabilmente accade sempre un evento che rompe quell’equilibrio instabile che si era costruito con il tempo: si perde il lavoro, il proprio compagno o compagna ci abbandona, la morte di una persona cara oppure un evento inaspettato. Quando accade questo si può perdere ciò che si pensava fosse una realtà consolidata e si è vittima della depressione o ansietà: tutto va bene quando va bene! Tutto sembra andar male quando va male! Tutti siamo fatti allo stesso modo e reagiamo agli stimoli esterni allo stesso modo. E’ una condizione tipica dell’ essere umano. Ci sono poi le persone che riescono a reagire, trovando però altri punti di riferimento non stabili e che magari danneggiano la vita stessa: alcol, droghe, violenza ecc. Stiamo parlando di casi estremi ma nella vita comune si assiste a situazioni analoghe anche nelle piccole vicende quotidiane. Patanjali nei suoi Yoga Sutra, scritti nel III secolo avanti Cristo, ci insegna che tutto non è realtà, ma illusione (Maya). Questa illusione è data dalla ignoranza della quale noi ci serviamo per vedere la realtà. Se la gente avesse la capacità di vedere la propria vita per quello che è, in base a quello che veramente sono i valori corretti, e se la gente fosse coerente con quello che vede non avrebbe motivo di essere depresso ed in ansia. Cosa vuol dire?
Patanjali dice che è Avidya a crearci tutti i problemi.
AVIDYA
|
Raga |
Dvesa |
Abhinivesa |
Asmita |
|
Avere bisogno di qualche cosa solo perché lo abbiamo già avuto e diventa una abitudine, anche se non ne abbiamo bisogno |
Rifiuto di qualche cosa perché in passato non ci è piaciuto o non ci andava bene |
Paura in generale di affrontare la realtà |
L’IO che deve essere migliore degli altri e deve essere qualcuno. |
L’avidya è l’errata comprensione che confonde il grossolano con il sottile. Questo significa che noi non vediamo la realtà per quello che è. Ci sono dei veli che si interpongono fra Purusha (Purusha rappresenta la nostra pura coscienza, ciò che vede con purezza e semplicità la realtà) e l'oggetto da osservare, che può essere un sentimento, un'emozione o qualsiasi esperienza della vita. Ci troviamo ad esempio in una stanza con una grossa finestra: noi siamo Purusha, colui che osserva, e fuori dalla finestra c'è un paesaggio bellissimo ed incantevole. Purtroppo davanti alla finestra mettiamo, volta per volta, delle tende semi trasparenti, e, ad ogni aggiunta, il paesaggio bellissimo diventa più sfuocato e meno colorato. Dopo molte tende non siamo più consapevoli di averne aggiunte parecchie e soffriamo intensamente perché quel paesaggio bellissimo non c'è, ma ciò che vediamo è diventato causa di sofferenza e dolore.La nostra mente o Chita crea questi veli che si possono identificare secondo la tabella precedente in: Raga, Dvesa, Abhinivesa, Asmita. Avidya è anche il risultato dell’accumulo delle nostre azioni inconsce, i giudizi e le reazioni che abbiamo prodotto meccanicamente per anni. La mente diventa sempre più dipendente dalle abitudini e finiamo per considerare le nostre azioni di ieri la norma di oggi. Avidya, in ultima analisi, genera sofferenza e dolore, problemi e preoccupazioni. Siamo infatti condizionati da tutte le nostre esperienze passate, dai nostri e altrui giudizi, dall'educazione ecc. e non possiamo così essere distaccati dal risultato delle nostre azioni.
Patanjali ci dice anche che sarebbe bene seguire alcuni comportamenti durante la nostra vita. Questi comportamenti sono stati chiamati Yama e Niyama. Cercheremo di capire gli Yama e Niyama non solo per quanto riguarda i comportamenti di vita, ma, in particolare modo, nella pratica delle Asana.Infatti la pratica delle asana con il rispetto di Yama e Niyama può sicuramente riportare equilibrio e la giusta visione della realtà.
YamaAhisma (Non violenza) Satya (Sincerità) Asteya (Liberazione dall’avidità) Bramacharya (Controllo della sessualità) Aparigraha (Liberazione dal superfluo |
Nyama Saucha (Pulizia) Santosa (Appagamento) Tapas (Ardore) Svadhyaya (Studio di sé stessi) Isvara-pranidhana (Abbandono) |
Ahimsa significa Non violenza (A=No, Himsa=Violenza) che va ben oltre questo significato, ma ne prende uno molto più ampio che è Amore e rispetto per la propria e altrui vita. La violenza è uno stato dell’anima che nasce dall’ignoranza, dalla debolezza, dall’irrequietezza ed in particolar modo dalla paura. L’uomo, così come l’animale, diventa violento per il cibo (e tutto ciò che questo comporta nella nostra società basata sul denaro) e per proteggere sé stesso (e tutto ciò che comporta nella nostra società basata sull’opportunismo, egoismo e sulla vanità). A differenza dell’animale che è guidato dai soli istinti, l’uomo ha la ragione ed i sentimenti, e cambiando il modo di vedere le cose (sé stessi e gli altri) può liberarsi dalla paura (Abhaya = libertà dalla paura). Anche l’ira causa la violenza ed è causata dalla paura. Liberandosi dalla paura ci si libera dall’ira (Akrodha = libertà dall’ira).
Ahimsa, Abhaya e Akrodha procedono tutte insieme, ma seguendo una vita pura e di sani principi, si possono eliminare, rendendo lo Yogi (Colui che pratica Yoga) purificato.
Il corpo accoglie e nutre l’anima, per questo motivo bisogna trattarlo bene, senza fargli violenza. Non fare violenza al proprio corpo significa anche nutrirlo correttamente, non fumare, non bere alcolici, non mangiare carne, coprirlo se c’è freddo, dargli il giusto riposo e la giusta attività. Tutto ciò nascerà spontaneo con una pratica costante e continuata nel tempo dello Yoga.
Anche durante la pratica delle Asana una delle prime “regole” che si affronta e che bisogna rispettare è Ahimsa. Ci si sente sempre dire che non bisogna superare i propri limiti, che bisogna rispettare il proprio stato fisico e le capacità motorie del momento, che bisogna seguire il proprio respiro ecc. ecc.
Questo perché non bisogna farsi violenza stirando troppo i tendini, sforzando troppo un muscolo o cercando di respirare in un certo modo se il corpo proprio non ci riesce. Bisogna anzi rispettarsi e dare tempo al corpo di trovare il proprio equilibrio, nuove forze ed energia, ritmi diversi e nuovi. Bisogna lasciare che tramite la pratica costante e la disciplina, che ne consegue, tutto accada quasi da sé.
Il corpo diventerà più forte e più elastico, la mente più concentrata e più sveglia, lo spirito più leggero ed aperto, con i tempi di cui che ciascuno di noi ha bisogno.
Attenzione però, perché così come la Madre attenta, dopo aver sostenuto, nutrito e sorvegliato il proprio figlio è pronta a richiamarlo e punirlo (non certo fisicamente) per riportarlo sulla retta strada, allo stesso modo bisogna ogni tanto cercare di educare i propri limiti.
Superare i propri limiti significa ad esempio stirare leggermente di più un tendine o contrarre di più un muscolo senza però esagerare, ma cercando quel movimento leggermente più intenso e consapevole che possa instaurare un cambiamento e conseguentemente un miglioramento nell’esecuzione dell’asana.
Aihmsa, dunque, durante l’esecuzione delle asana è basilare perché permette di rispettare il proprio corpo con il giusto equilibrio.
“La verità è Dio e Dio è la verità”. Così disse Mahatma Ghandi.
Satya significa Sincerità o Verità. Parla da sé il fatto che bisogna essere sinceri con il prossimo e con se stessi, poiché se la mente avesse realmente pensieri di verità, se la lingua dicesse parole di verità e se tutta la vita fosse basata sulla verità, allora saremo pronti per l’unione con l’Infinito o il Divino.(Fine ultimo dello Yoga, unione con il Divino).
Così però non è! Anche nell’individuo più sincero ed onesto, di fermi principi morali ed etici, la mente continua a mentire, portando la persona in oggetto a vedere il mondo secondo una propria visione e secondo le proprie esperienze (Concetto di Avidya che analizzeremo più avanti). La nostra società è basata sulla menzogna: la pubblicità, la politica, il commercio a volte l’amicizia ed anche l’amore: perché? Io penso perché non si è in armonia con Aihsma, la non violenza, a causa della paura che attanaglia la mente di ciascuno di noi. Allora mentire significa cercare di proteggere le proprie carenze, tramite uno scudo mentale, allontanandosi dalla verità e dall’amore.
Durante la pratica dello Yoga non bisogna mentire a sé stessi pensando di essere in grado di prendere un’asana o di riuscire in un Pranayama anche quando in realtà il corpo non è pronto e non ci riesce. Satya dunque significa essere onesti in primo luogo con sé stessi accettando i propri limiti, e, senza farsi del male (Ahimsa), superarli con la pratica costante.
L’uomo che vive nella verità coglie il frutto delle proprie azioni senza fare apparentemente nulla. Dio è la fonte della verità, fornisce tutto ciò che è necessario e si occupa del suo benessere.
A = no Steya = Rubare. E’ ovvio: non rubare, ma significa anche usare qualcosa per uno scopo diverso da quello inteso, quindi l’appropriazione indebita, la mancanza di fiducia, la cattiva direzione e l’abuso o avidità.In realtà poca gente, fortunatamente “ruba”, per il valore che noi diamo a questa parola, ma l’avidità, cioè il desiderio di possedere al di là della vera necessità, accumulando oltre modo rientra in Asteya. Il desiderio di accumulare porta a rubare, in tutte le sue forme dalla più innocente alla più cruenta.
Si viene quindi inevitabilmente a parlare di Aparigraha , altra immagine di Asteya. Liberarsi dal superfluo significa non accumulare ed accontentarsi di quello che si ha per lo scopo che si vuole raggiungere. La nostra società è basata sul denaro e sull’accumulo: avere tante cose anche se non servono! Tutti noi abbiamo le case piene di oggetti che non servono, vestiti che non mettiamo più, scarpe che non mettiamo più, pentole, elettrodomestici, giochi, cose, cose, cose….. pensieri che non servono, idee, preconcetti, opinioni,……
“Avere od essere”, “Essere per avere”, “Avere per essere” o Essere soltanto?
Purtroppo anche l’Essere a volte esagera e la vanità vince sulla semplicità. Osservando Aparigraha, lo Yogi rende la propria vita più semplice possibile ed allena la propria mente a non sentire la perdita o la mancanza dei beni terreni.
Durante la pratica delle asana, Asteya ed Aparigraha vedono lo Yogi accontentarsi delle pratiche eseguite, magari all’inizio solo preparatorie e poco stimolanti, accontentarsi dei piccoli miglioramenti e dei concetti appena accennati dal Maestro che sembrano non avere senso né significato. Bisogna non avere fretta e cercare di non “accumulare” informazioni o pratiche più avanzate. Bisogna non “rubare” nuove informazioni o idee quando ancora non si è pronti. Lo Yogi deve lasciare che il tempo faccia il suo corso e che il corpo e la mente lascino spazio alle novità cui si va incontro. Il proprio Cuore deve essere libero e vuoto dal desiderio di fare, fare, fare….ma godersi ogni piccolo risultato come fosse il tesoro più grande del mondo. Così facendo lo Yogi migliorerà molto velocemente.
Essere felici di quello che si ha o si è ci mette sulla giusta strada per l’unione con il Divino.
Bramacharya significa vita di celibato, studio religioso e autocontrollo. Significa quindi controllare la sessualità. Questo magari farebbe subito pensare al celibato o che uno Yogi debba rinunciare alla famiglia o ai contatti carnali. Nulla di tutto questo! Infatti molti grandi maestri sono sposati e con numerosa famiglia. Senza sperimentare l’amore e la felicità umana, non è possibile conoscere l’amore divino. Se l’atto sessuale è basato sull’amore sincero, sulla profondità del suo significato e la consapevolezza di aumentare e migliorare la propria gioia di vivere, ecco che un rapporto sessuale si trasforma da distruttivo a molto costruttivo. Non a caso per millenni culture quali quella Tantrica e Taoista hanno cercato il modo di reindirizzare l’energia sessuale non certo verso l’esterno del corpo tramite l’eiaculazione ma, tramite la ritenzione, convogliare questa energia verso i centri superiori per nutrire l’intero organismo e trasformare la materia grezza in fine spiritualità (vedi pratiche Tantriche o Taoiste sul rapporto sessuale e la ritenzione del seme). Nel nostro mondo occidentale e nella nostra società, dove viviamo e nella quale dobbiamo cercare il nostro cammino verso l’unione con il Divino, dobbiamo come sempre evitare le esagerazioni e i fanatismi nel sesso come in tutte le cose. Dobbiamo cercare invece il giusto equilibrio , la moderazione ed il rispetto e, tramite le pratiche corrette ed il buon senso, elevare sempre il piano fisico verso un piano mentale e spirituale. Tutti noi abbiamo la nostra vita, il nostro lavoro, il compagno o la compagna, i vari impegni, il tempo libero, gioie e dolori ed è in questa realtà che dobbiamo evolverci. In questa realtà dobbiamo trovare “la giusta via di mezzo” ed il giusto atteggiamento, tramite, ripeto, il buon senso. Bramacharya forse molto semplicemente possiamo tradurlo quindi per tutte le persone comuni con: “evitare gli sprechi” e “far fruttare i propri tesori”. Durante la pratica delle Asana vale lo stesso principio: evitare sprechi di fatica! Essere sempre consapevoli del proprio corpo, utilizzare solo i muscoli interessati al movimento, sfruttare la forza di gravità facendo attenzione agli equilibri in modo da permettere alle proprie energie di nutrire il corpo migliorandone le condizioni fisiche, mentali e spirituali.
NYAMA
Saucha
Saucha significa Pulizia o Purezza. E’ facile quindi pensare alla corretta igiene personale per purificare esteriormente il proprio corpo, ma ci sono altre forme di purezza che coinvolgono ogni aspetto del proprio essere. Bisogna purificare la mente dai suoi turbamenti: odio, la passione, l’ira, l’orgoglio, la cupidigia e via dicendo. Bisogna purificare l’intelletto tramite l’osservanza di Svadhyaya (Studio di sé stessi, che vedremo poi). Bisogna attenersi ad una alimentazione semplice, che non necessariamente deve essere vegetariana (poiché dipende da diversi fattori culturali e dalla tradizione del paese in cui si è nati), ma che col passare del tempo e della pratica dello Yoga potrà divenirlo automaticamente per una evoluzione spirituale. Bisogna anche purificare il corpo tramite la pratica delle Asana, che toglie le tossine causate dall’eccessivo rilassamento, e dal Pranayama, che pulisce i polmoni, ossigena il sangue e purifica i nervi.
Santosa
Oltre a Saucha bisogna anche coltivare l’appagamento. Essere soddisfatti di quello che si ha dona felicità. Lo Yogi non sente la mancanza delle cose ed è quindi naturalmente felice.
Tapas indica senza dubbio lo sforzo consapevole ed ardente, che nasce da una sana volontà, per raggiungere uno scopo.
La radice “Tap” significa infatti divampare, bruciare, splendere o soffrire per un dolore. Nel caso dello Yoga sarà l’impegno, l’autodisciplina e l’austerità che caratterizzano la pratica costante.
Uno scopo degno rende la vita illuminata, pura e divina. La vita senza Tapas sarebbe come un cuore senza Amore. Con Taps lo Yogi coltiva la forza del corpo, della mente e del carattere. Lo yogi acquista coraggio e saggezza, integrità, onestà e semplicità.
L’ignoranza non ha un inizio ma può avere un fine, così pureil sapere ha un inizio ma non un fine. Svadhyaya rappresenta l’educazione dell’io tramite la conoscenza, la riflessione. Si può dire che l’educazione sia ciò che è di meglio per un essere umano, perché avvicina la propria mente all’anima e l’anima al Divino. Meditando Svadhyaya si capisce che tutta la creazione è adorazione (Bhakti) piuttosto che godimento (Bhoga).
Viene da sé pensare che fin dalla prima lezione di Yoga anche Svadhyaya, come gli altri Yama e Nyama, viene messo in pratica poiché si comincia ad educare la propria essenza e la propria anima.
Abbandono al Divino! L’osservanza degli Yama e Nyama porta dolcemente a Bhakti poiché corpo, mente e spirito sono purificati e pronti per riflettere la Divinità che dimora all’interno di ognuno di noi. Lo yogi conquista il corpo con la pratica delle asana e ne fa un veicolo idoneo al proprio spirito.Per lo Yogi il corpo non è un ostacolo alla liberazione spirituale, ma un mezzo di realizzazione.
Come può aiutare una persona depressa e ansiosa tutto ciò?
In realtà chi pratica lo Yoga, per affrontare e risolvere i suoi problemi, non deve certo cercare di attuare queste “Teorie” con la volontà o l’ obbligo. Sicuramente se l’ adepto facesse questo dopo poco tempo abbandonerebbe la pratica.
A differenza delle altre pratiche ginniche e sportive, dove si generano competizione e altri sentimenti di confronto e magari invidia e rabbia (ottenendo così punti di riferimento ancora una volta fuori dalla propria coscienza), lo Yoga insegna a centrarsi sulla propria persona.
Inizialmente si rispetta il corpo, poi la mente, poi si trascende il tutto per ritrovare il Divino che dimora nel nostro cuore.Questo accade con la pratica delle asana, del Pranayama e della meditazione ! Non bisogna sforzarsi, aspettare un risultato, avere degli obbiettivi. Il cambiamento avviene da solo.La persona avrà nuovi valori, nuovi punti di riferimento, nuove energie che giorno dopo giorno nutriranno il proprio spirito. La depressione e ansietà, generate dalla ignoranza (avidya), si trasformeranno da sole in forza, coraggio e gioia di vivere. Ciascuno diventerà consapevole dei propri limiti e possibilità. Ciascuno rispetterà questi limiti perché sono il punto di partenza per la gioia di vivere. Ciascuno amerà la propria essenza perché rappresenta il Divino.Sembra impossibile, ma la sola pratica dello Yoga può dare tutto questo.E’ importante però che l’insegante riesca a trasmettere questi concetti e valori, per fare in modo che lo Yoga non sia solo una disciplina fisica, ma, dal fisico, possa diventare una disciplina dello spirito, per la propria e altrui felicità.